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	<title>postura &#8211; Kineform</title>
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	<description>Kineform è un metodo dato dall’unione della fisioterapia con le scienze Motorie per restituire il benessere globale della persona.</description>
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		<title>Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 07:06:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[Scopri l’efficacia degli allungamenti decompensati e del lavoro globale nei percorsi fisioterapici secondo l’approccio integrato di Tommaso Cesareo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Introduzione allo stretching e alla fisioterapia globale</h3>
<p>Alzi la mano chi di noi non si è mai cimentato, anche per pochi momenti, in posture più o meno consapevoli di stretching!</p>
<p>Sono certo che dedicare anche solo pochi minuti (a volte anche pochi secondi!) a questa pratica sia in assoluto ciò che accomuna trasversalmente generazioni di atleti, o “atleti”, siano essi semplici amatori o professionisti di qualche disciplina sportiva.</p>
<p>Negli anni ’70, in Europa, il “la” allo stretching (dal termine “to stretch” = allungare) la diede il runner e scrittore americano Bob Anderson.</p>
<p>Per completezza, questa attività era già ben presente molti secoli addietro, inserita ad esempio nelle prassi delle arti marziali orientali, come kung fu, karate, judo, ju jitzu, (si pensi che la più antica arte marziale, lo “Jabusame” o tiro con l’arco a cavallo, risale addirittura al VII secolo d.C.).</p>
<p>Molteplici discipline come ad esempio Yoga, Pilates, Tai Chi Chuan, Qi gong, tese al riequilibrio globale di mente, corpo e spirito, considerano lo stretching elemento essenziale per l’approccio metodologico, anche se con delle varianti specifiche, legate in primis alle modalità di applicazione, quindi alla filosofia della metodica stessa.</p>
<h3>L’evoluzione del concetto di globalità nei sistemi corporei</h3>
<p>Nel corso di tantissimi anni, il concetto di globalità è stato al centro dell’interesse di moltissimi autori, i quali si sono prodigati a sviluppare concetti e metodiche, partendo per esempio da quello di “catene muscolari”, nel tempo divenute “cinetiche”, fino a giungere ai giorni nostri e discutere di “sistemi neuro-osteo-mio-fasciali”.</p>
<p>Sono questi argomenti di estrema attualità, molto affascinanti aggiungerei, nonostante il precursore del concetto di catena cinetica pare essere stato l’ingegnere tedesco Franz Reuleaux, nel 1875.</p>
<h3>Dalle catene muscolari ai sistemi neuro-osteo-mio-fasciali</h3>
<p>Tra i tanti autori che si sono interessati agli studi della globalità del sistema muscolare, un nome illustre è senz’altro quello della fisioterapista francese Francoise Mézières, con le famose “squadre”, ovvero il concetto delle catene muscolari. Negli anni però tanti autori come Bricot, Busquet, Souchard, Myers, Rolf, ecc. studiarono e svilupparono metodiche terapeutiche, considerando pertanto la globalità del sistema motorio umano.</p>
<p>Considerando che parlare della globalità dei sistemi equivale a scoperchiare il vaso d Pandora, cioè si apre uno scenario molto complesso, non può non concentrare l’attenzione sull’elemento cardine dei sistemi, vale a dire “sua maestà” il muscolo.</p>
<p>All’interno del percorso terapeutico, sarà poi il punto di osservazione ad evidenziare il concetto di globalità o, differentemente l’approccio analitico, ad evidenziare le tante sfaccettature del fenomeno.</p>
<p>Diceva il mitico Totò: “ragioniere, ragioniamo”!</p>
<h3>La persona al centro: un approccio integrato alla terapia</h3>
<p>Da insegnante, abituato ad alternare valutazioni analitiche a quelle globali, inizio molto spesso dall’analisi della globalità. Successivamente provo a cercare le componenti analitiche “disfunzionali”, infine, una volta ottimizzate, le ripropongo in ottica di “compito generale”.</p>
<p>Da qui, il compito motorio che ne deriva può evidenziare due risultati: armonia o ancora disfunzione.</p>
<p>Se “funziona”, quindi la risposta risulta armonica, si va allo step successivo. Laddove invece la risposta non fosse quella desiderata, si torna indietro a cercare di comprendere quali elementi possono essere considerati affinché il compito possa risultare migliore.</p>
<p>Per ciascuno di questi stadi la chiave di lettura è certamente centrata sulla ricerca dell’elemento singolo “stonato” ma, esattamente come farebbe un direttore d’orchestra che indica la strada e la correzione al singolo musicista e contestualmente immagina il risultato e l’armonia nel contesto globale. L’orchestra appunto.</p>
<p>Pertanto, anche se l’argomento di queste riflessioni è rappresentato dagli allungamenti de-compensati, mi preme davvero sottolineare l’assoluto rispetto e considerazione che debba avere la persona, nella sua interezza e totalità.</p>
<h3>Il ruolo della motivazione nel percorso terapeutico</h3>
<p>Proprio come l’iceberg, guardare, valutare e giudicare solamente “l’emerso” significherebbe commettere un errore semplicistico, che ci potrebbe portare quasi certamente non solo a fallire l’obiettivo (motivo per cui il paziente è venuto da noi), ma ad usare una chiave di lettura professionale palesemente errata e fuorviante.</p>
<p>Pertanto l’adolescente con la scoliosi, l’adulto con la lombalgia, la sig.ra anziana con l’artrosi all’anca, o l’atleta con l’infiammazione al gomito, sono prima di tutto delle persone.</p>
<p>Non sono pertanto identificabili con le loro patologie o disfunzioni, peggio ancora attraverso le loro immagini radiografiche. Gli elementi in disfunzione (il gomito, la lombare, la scoliosi…) sono da contestualizzare in un’entità/sistema complesso qual è la persona umana, con tutte le risorse e limiti che una persona può avere.</p>
<p>Ricordiamo peraltro che è proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che si evince il concetto di salute come “condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale (e relazionale aggiungerei…) e non esclusivamente l’assenza di malattia o infermità” (schema 1). Quanto ogni elemento di questa delicata alchimia possa condizionare o dominare sugli altri, sta alla bellezza della diversità dell’uomo.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-4707 size-full" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Schema.jpg" alt="Schema" width="334" height="224" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 1"></p>
<h3>Il terapista come guida verso l’armonia posturale</h3>
<p>Questo approccio “universale” non solamente per il rispetto dovuto all’essere umano in sofferenza, ma per meglio affrontare la problematica stessa, facendo diventare il paziente “attore del suo percorso”.</p>
<p>Viene così ad essere esaltata la componete volitiva, motivazionale, andando a sottolineare quella componente per noi tanto cara: la “compliance”, elemento essenziale nei percorsi terapeutici, specie se in seguito a dolore cronico.</p>
<p>Si esce quindi dall’ottica della centralità terapeutica e tutte le sue declinazioni possibili (strumentale, manuale…), ponendo saggiamente la persona e tutti i suoi bisogni come fulcro del progetto riabilitativo.</p>
<p>Il professionista della riabilitazione, oramai figura sempre più “olistica”, diviene pertanto il catalizzatore delle tante sfaccettature della salute, con il primario ruolo di “traghettare”, quasi come Caronte, il paziente da una sponda disfunzionale e algica, ad un’altra auspicabile. Il tutto passa attraverso la motivazione.</p>
<p>Del progetto terapeutico ne identifica le tappe, scandendone modi e tempi, oltre a riconnettere, laddove necessario, il paziente con la sua quotidianità. Personalmente ho sempre ritenuto importante inserire esempio elementi di educazione all’ergonomia nel proprio ambiente, in particolare per pazienti anziani che vivono da soli in casa.</p>
<h3>La postura come sistema dinamico e complesso</h3>
<p>A parità di “apparente” patologia, la diversità dell’essere umano offre e impone attenzione su capacità motorie differenti (fibre muscolari differenti, corredo genetico, capacità coordinative…), stile di apprendimento (attivista, riflessivo, pragmatico…), motivazione, componente caratteriale ed emotiva, ecc. ecc.</p>
<p>Infine, per poter dar luogo a qualunque processo di apprendimento c’è bisogno di qualcuno disposto ad insegnare, e viceversa. Il processo è biunivoco e non può essere scisso. Si parla infatti di processo di insegnamento-apprendimento.</p>
<p>Porto un esempio che spero risulti calzante.</p>
<p>Se in una famiglia “sana” uno dei componenti ha un problema, il risultato è che tutto il nucleo familiare (chi più e chi meno) ne risulta coinvolto, tanto da farsene carico con preoccupazioni, condivisioni, umori…ecc. Allora perché non deve valere anche per un sistema meravigliosamente integrato e complesso come quello umano?</p>
<h3>Dall’analitico al globale: un percorso di consapevolezza</h3>
<p>E’ proprio per la necessità di adattamento (sia a carattere posturale che funzionale) ad ambienti o contesti differenti, che il sistema mio-fasciale ne diviene elemento cardine.</p>
<p>Sotto la guida attenta e coinvolta del terapeuta si ottimizzeranno le risposte del paziente, con le coordinate precise del movimento desiderato.</p>
<p>Ultimo, ma non ultimo elemento è legato alla sfera emotiva e caratteriale. Senza la giusta “leva” su questi ambiti, il progetto di cambiamento “posturale”, quindi funzionale fallirebbero.</p>
<h3>Il sistema fasciale e la teoria della tensegrità</h3>
<p>Ecco che all’unisono la postura, vista nella sua accezione olistica viene ad essere condizionata dal singolo elemento disfunzionale. Basterà un “semplice” dolore al polpaccio per perturbare l’armonia posturale e funzionale dell’intero sistema.</p>
<p>Come si evince dalle foto sotto, passare da uno stato di disarmonia posturale (foto 1) con conseguenti limitazioni emotive e caratteriali, verso l’armonia (foto 2) non solo è possibile ma auspicabile. L’intervento in team, quindi interprofessionale, è quasi sempre vincente.</p>
<p>Una volta inserite le giuste dosi di “training analitico”, se vogliamo distrettuale, si procede con l’inserimento degli schemi motori via via più complessi e globali, con la graduale integrazione nei differenti piani dello spazio e le opportune afferenze percettive.</p>
<p>Pertanto, cosi come il singolo elemento condiziona il sistema, anche il globale può dare un contributo all’integrazione del singolo elemento.</p>
<p>In quest’ottica, implementare la presa di coscienza e tutte le componenti senso-percettive che ne stanno alla base, diviene indispensabile nel percorso di recupero funzionale, sia esso dedicato al paziente anziano che al giovane atleta. Appropriarsi della competenza percettiva corporea (specie se il corpo ha subito un’alterazione indotta dal/i trauma/i, per esempio) diviene humus su cui inserire tutti gli altri elementi che avranno così una connotazione consapevole, cosciente.</p>
<p>Affinché la propriocezione del singolo “elemento” in disfunzione possa essere educata ad una nuova competenza, bisogna che sia possibile “allenarla” fuori dalla globalità.</p>
<figure id="attachment_4692" aria-describedby="caption-attachment-4692" style="width: 227px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="wp-image-4692 size-full" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/E.A.-–-15-anni-½-Disarmonia-Posturale.jpg" alt="E.A. – 15 anni ½ - Disarmonia Posturale - Kineform" width="227" height="302" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 2" srcset="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/E.A.-–-15-anni-½-Disarmonia-Posturale.jpg 227w, https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/E.A.-–-15-anni-½-Disarmonia-Posturale-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 227px) 100vw, 227px" /><figcaption id="caption-attachment-4692" class="wp-caption-text">E.A. – 15 anni ½ &#8211; Disarmonia Posturale &#8211; Kineform</figcaption></figure>
<figure id="attachment_4693" aria-describedby="caption-attachment-4693" style="width: 237px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="size-full wp-image-4693" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/E.A.-–-17-anni-.jpg" alt="E.A. – 17 anni - Kineform " width="237" height="300" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 3"><figcaption id="caption-attachment-4693" class="wp-caption-text">E.A. – 17 anni &#8211; Kineform</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il riequilibrio modulare progressivo: metodo e applicazioni</h3>
<p>Questo perché, cosi come avviene esattamente in ogni attività di insieme, come può essere un’azienda, laddove qualcuno non procede come dovrebbe, ecco che perturba il gruppo.</p>
<p>Intervengono così gli adattamenti, dapprima funzionali, successivamente, se permanenti, disfunzionali e tutt’altro che economici.</p>
<p>Tutti i nostri organi, dai muscoli al cuore, dalle articolazioni al sistema nervoso, dal sistema viscerale al tessuto sanguigno sono tra loro intimamente collegati, dal sistema fasciale, che risponde alle regole indotte dalla “tensegrità strutturale” (concetto coniato dall’ing. R.B. Fuller). Siamo di fronte ad uno straordinario e complesso network.</p>
<p>La fascia è una straordinaria struttura di tessuto connettivo denso, che prende origine da uno dei foglietti embrionali (il mesoderma), che avvolge e compenetra tutti gli organi del nostro corpo e attraverso la sua architettura divenendo supporto strutturale per tutti gli organi, sistemi e apparati. Il collega Ft dott. Bruno Bordoni ne è eccellente e appassionato e studioso.</p>
<p>Quando il sistema non risulta capace di contrastare le carie forze che agiscono, per risparmiare verso la gravità, si protegge retraendosi, accorciandosi (fig. 1).</p>
<h3>Rieducazione del sistema con gli allungamenti decompensati</h3>
<p>Il presupposto teorico è che gli accorciamenti connettivali obbligano il sistema a ridurre il numero di fibre muscolari “funzionali”, quindi di unità motorie chiamate in causa, visto che una % ne risulta compromessa. Le inserzioni osteo-tendinee risulteranno trazionate e, nel tempo potrebbero andare incontro a deformazioni morfo-funzionali e/o strutturali.</p>
<p>Allungamenti de-compensati, ben condotti, non solo risulteranno liberatori verso l’azione gravitaria, ma contestualmente arricchiti di componenti propriocettive e di controllo, quindi con maggiore espressione di forza, elasticità, leggerezza, bellezza e armonia (foto 2).</p>
<p>Oramai quasi 19 anni orsono frequentai il corso di formazione del metodo Kabat, tenuto con competenza e maestria dal collega Ft dott. Giuseppe Monari (“Nanni”) che lo importò in Italia dall’America, alla fine degli anni ’80. Successivamente l’approccio venne ulteriormente elaborato, fino a divenire l’attuale: “Riequilibrio Modulare Progressivo con Facilitazioni Neurocinetiche (RMP)”.</p>
<figure id="attachment_4699" aria-describedby="caption-attachment-4699" style="width: 566px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4699 size-full" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Schema.png" alt="Schematica Rappresentazione del Sistema Piramidale, Metodo “Riequilibrio Modulare Progressivo”, rielaborazione del concetto Kabat”. - Kineform " width="566" height="520" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 4" srcset="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Schema.png 566w, https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Schema-300x276.png 300w" sizes="auto, (max-width: 566px) 100vw, 566px" /><figcaption id="caption-attachment-4699" class="wp-caption-text">Schematica Rappresentazione del Sistema Piramidale, Metodo “Riequilibrio Modulare Progressivo”, rielaborazione del concetto Kabat”.</figcaption></figure>
<p>Questa tecnica nasce dall’osservazione e dallo studio dei movimenti dello sport, in particolare le arti marziali e della danza, in cui i concetti di diagonalità e spiralità permettono al movimento di esprimere la massima potenza, armonia, velocità e coordinazione. La metodica prevede pertanto degli schemi motori chinesiologicamente corretti, tali da traducono fedelmente le osservazioni fatte.</p>
<p>In base ai dati appena riportati nel precedente paragrafo, appare di grande importanza procedere verso il riequilibrio delle componenti osteo-neuro-mio-fasciali (abbiamo visto che risulterebbe non corretto parlare solamente di muscoli, vista la complessità e l’unicità del sistema motorio umano).</p>
<h3>Stabilizzazione propriocettiva e integrazione del movimento</h3>
<p>Il classico esempio è rappresentato dal test per l’allungamento del quadricipite femorale da effettuare in piedi (fig. 3). Con l’aiuto della mano omolaterale si afferra il dorso del piede e si prova a portare il piede a contatto con il gluteo. La maggior parte di noi ci riesce.</p>
<p>Modificando ora la posizione dell’intero sistema (fig. 4), flettendosi e portando il ginocchio controlaterale sotto al petto, flettendo bene l’anca in modo da ridurre l’azione lordosizzante di retti femorali e psoas, la sorpresa è che nella maggior parte dei casi, prima dei 90° la tensione diviene forte, quasi dolorosa.</p>
<figure id="attachment_4700" aria-describedby="caption-attachment-4700" style="width: 173px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-4700" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Foto-3-Allungamento-autogestito-non-de-compensato.jpg" alt="Foto 3 - Allungamento autogestito, non de-compensato - Kineform " width="173" height="262" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 5"><figcaption id="caption-attachment-4700" class="wp-caption-text">Foto 3 &#8211; Allungamento autogestito, non de-compensato &#8211; Kineform</figcaption></figure>
<figure id="attachment_4701" aria-describedby="caption-attachment-4701" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-4701" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Foto4.Allungamento-de-compensato-in-Protezione-di-colonna-300x192.jpg" alt="Foto 4. Allungamento de-compensato in Protezione di colonna - Kineform" width="300" height="192" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 6"><figcaption id="caption-attachment-4701" class="wp-caption-text">Foto 4. Allungamento de-compensato in Protezione di colonna &#8211; Kineform</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Verso uno schema corporeo consapevole e funzionale</h3>
<p>Questo, quindi, che significato ha?</p>
<p>Significa che la risposta del “sistema integrato”, che organizza delle strategie inibitorie da parte di distretti “apparentemente” non interessati alla performance, di fatto aiuta a rispondere alle esigenze funzionali o disfunzionali richieste.</p>
<p>Attraverso l’allungamento ed il successivo reclutamento delle catene neuro-cinetiche possiamo arrivare a trattare gli squilibri posturo-funzionali (per citare un concetto caro al collega e maestro dott. Philippe Caiazzo) in modo tale da far permanere gli adattamenti ottenuti, consentendo così al sistema di approdare ad una dimensione percettiva e motoria nel suo complesso (fig. 5).</p>
<p>Quindi reclutamento, allungamento e stabilizzazione dei risultati ottenuti rappresentano un unicum inscindibile (fig. 6)</p>
<p><strong>Altri esempi di apprendimenti in differenti ambiti di trattamento</strong></p>
<figure id="attachment_4703" aria-describedby="caption-attachment-4703" style="width: 424px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4703 size-full" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Foto-5.-Training-di-allungamento-de-compensato-complesso-con-feedback-differenti-e-contestuale-reclutamento-distrettuale.jpg" alt="Foto 5. Training di allungamento de-compensato complesso, con feedback differenti e contestuale reclutamento distrettuale - Kineform " width="424" height="274" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 7"><figcaption id="caption-attachment-4703" class="wp-caption-text">Foto 5. Training di allungamento de-compensato complesso, con feedback differenti e contestuale reclutamento distrettuale</figcaption></figure>
<figure id="attachment_4704" aria-describedby="caption-attachment-4704" style="width: 522px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4704 size-full" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Foto-6.png" alt="Foto 6 -Postura in allungamento de-compensato (autogestito) delle catene neurocinetiche: - CC posteriore di Dx - CC anteriore di Sx Il De-compenso dell’arto controlaterale esalta la risposta di allungamento del “sistema” e le rende permanenti." width="522" height="364" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 8" srcset="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Foto-6.png 522w, https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Foto-6-300x209.png 300w" sizes="auto, (max-width: 522px) 100vw, 522px" /><figcaption id="caption-attachment-4704" class="wp-caption-text">Foto 6 -Postura in allungamento de-compensato (autogestito) delle catene neurocinetiche: &#8211; CC posteriore di Dx &#8211; CC anteriore di Sx Il De-compenso dell’arto controlaterale esalta la risposta di allungamento del “sistema” e le rende permanenti.</figcaption></figure>
<p>Attraverso l’applicazione della metodica RMP si ha la possibilità di “oggettivare” le lunghezze, pertanto si consegnano dei valori reali delle retrazioni riscontrate, potendone valutare concretamente il miglioramento nel corso del progetto terapeutico.</p>
<figure id="attachment_4705" aria-describedby="caption-attachment-4705" style="width: 666px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4705 size-full" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Schema-3.png" alt="Schema 3 - Schema riassuntivo per le valutazioni delle lunghezze dei muscoli del comparto spalla." width="666" height="350" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 9" srcset="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Schema-3.png 666w, https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Schema-3-300x158.png 300w" sizes="auto, (max-width: 666px) 100vw, 666px" /><figcaption id="caption-attachment-4705" class="wp-caption-text">Schema 3 &#8211; Schema riassuntivo per le valutazioni delle lunghezze dei muscoli del comparto spalla.</figcaption></figure>
<p>Partendo quindi da valutazioni calibrate e precise, si riesce, sia in ambito neurologico che ortopedico ad evidenziare i punti critici, calibrando l’atto terapeutico. Questo permette di venire a conoscenza in modo chiaro dei problemi senso-motori del paziente e di comporre una “modulistica mirata” che utilizza molteplici varianti nell’atto terapeutico (fig. 7).</p>
<figure id="attachment_4706" aria-describedby="caption-attachment-4706" style="width: 272px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4706 size-full" src="https://kineform.it/wp-content/uploads/2025/09/Foto-7.jpg" alt="Foto 7 - Training per il controllo muscolare-propriocettivo. Stabilizzazione propriocettiva con impegno alternato degli arti superiori, inferiori, tronco, con feedback sensopercettivi e contestuali agli adattamenti funzionali (elusione dei compensi)." width="272" height="173" title="Allungamenti decompensati e globalità dei sistemi: approccio integrato in fisioterapia 10"><figcaption id="caption-attachment-4706" class="wp-caption-text">Foto 7 &#8211; Training per il controllo muscolare-propriocettivo. Stabilizzazione propriocettiva con impegno alternato degli arti superiori, inferiori, tronco, con feedback sensopercettivi e contestuali agli adattamenti funzionali (elusione dei compensi).</figcaption></figure>
<p>Da quanto appena sostenuto, nei tanti anni di lavoro è nata l’esigenza di coniugare differenti strategie, strumenti, modalità applicative e metodiche di insegnamento, con il fine ultimo di risultare plasticamente adattabili alla persona/paziente, modificandole il proprio schema corporeo/motorio.</p>
<p><strong>Modalità esecutiva:</strong></p>
<ol>
<li>Attenta spiegazione teorica e pratica del compito da svolgere</li>
<li>Si invita il paziente “all’ascolto” delle afferenze propriocettive</li>
<li>Si guida verso la fase della differenziazione (o della segmentazione cosciente)</li>
<li>Si approda alla fase rappresentativa (in cui si rievoca senza l’ausilio propriocettivo)</li>
<li>Si introducono delle variabili operative (anche ad altri livelli)</li>
</ol>
<p>A questo punto ci si potrebbe chiedere quale sia la localizzazione neurologica dello schema corporeo. In effetti una localizzazione ben precisa sembra difficile da definire anche se qualche tentativo è stato fatto (ad esempio Luria, 1974):</p>
<blockquote><p>“lo schema corporeo è il frutto dell’integrazione di molte funzioni sensoriali, motorie, emotive, e pertanto coinvolge numerose aree corticali, implicando l’intervento associativo di molteplici centri cerebrali”.</p></blockquote>
<p>La capacità di presa di coscienza corporea e di elaborazione dello schema corporeo sono seriamente ostacolate dallo stato muscolo-tensivo e di tensione emotiva.</p>
<p>Questa evidenza clinica trova anche delle conferme sperimentali (Ruggieri et al., 1983), che hanno documentato a questo proposito come il grado di auto-percezione corporea sia inversamente proporzionale al livello di tensione miografica.</p>
<h3><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p>Il presente lavoro intende sottolineare quanto la terapia manuale analitica, alternata al training globale, possa apportare notevoli benefici in termini di afferenze senso-percettive nonché di implemento delle competenze tecnico-specifiche.</p>
<p>Le catene neuro-mio-fasciali, se retratte, limiteranno e obbligheranno all’adattamento la gestualità (tecnica, nel caso di sportivi). Conseguentemente, de-strutturare schemi motori errati è capitolo ostico, a volte con tempi molto lunghi per l’ottenimento delle correzioni auspicate.</p>
<p>Il mix sapiente di alternanza tra la globalità e le specificità dei sistemi offrono opportunità di ottenimento di risultati che vanno ben oltre le modifiche funzionali del singolo “muscolo”, consegnando reale benessere ai nostri pazienti.</p>
<p>Infine, attraverso il dialogo inter-professionale ed il confronto conseguente, Terapisti, Chinesiologi, Preparatori atletici, Medici, Specialisti … e tutte le altre figure si riusciranno ad ottenere risultati certamente migliori rispetto al lavoro del singolo.</p>
<p>Ancora una volta, il Team vince.</p>
<p>Per tutti noi appassionati di riabilitazione, a proposito di Team vincenti, per l’eccezionale lavoro svolto mi preme ringraziare di cuore il team di “Fisioterapia e Riabilitazione” e “il Riabilitatore magazine”. In primo luogo il collega Ft dott. Marco Musurrofiti, tra i primi a immaginare, progettare e realizzare questa utile e preziosa piattaforma.</p>
<p>L&#8217;articolo verrà pubblicato su <a href="https://www.ilriabilitatore.it/" target="_blank" rel="noopener">&#8220;Il Riabilitatore magazine&#8221;</a>.</p>
<p><a href="https://kineform.it/chi-siamo/"><em><strong>Tommaso Cesareo</strong></em></a></p>
<p>Fisioterapista – Chinesiologo &#8211; Councellor IMR &#8211; Responsabile Studio Kineform, Padova</p>
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		<title>Smart Working: come proteggere la salute</title>
		<link>https://kineform.it/smart-working-come-proteggere-la-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Aug 2022 09:26:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[postura]]></category>
		<category><![CDATA[smart working]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://kineform.it/?p=694</guid>

					<description><![CDATA[Sempre più persone lavorano in smart working, questo ha i suoi vantaggi ma anche rischi per la salute. Scopri cosa fare per proteggerti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre più persone lavorano in smart working, questo ha i suoi vantaggi ma anche dei rischi per la salute. Scopri quali sono e cosa puoi fare per proteggerti. Esaminiamo prima alcuni rischi.</p>
<h2>DISTURBI MUSCOLO-SCHELETRICI</h2>
<p>Uno dei rischi del lavoro davanti al computer è quello di avere problemi <strong>muscolo-scheletrici</strong>.<br />
Una postura scorretta durante il lavoro o l&#8217;assenza prolungata di movimento possono portare a disturbi alla colonna vertebrale, disturbi muscolari (affaticamento e indolenzimento) e disturbi alla mano e all&#8217;avambraccio (dolori e infiammazioni di tendini e nervi).</p>
<p>Per questo è importante correggere la postura e di tanto in tanto sollevarsi sul sedile cambiando la posizione per favorire la circolazione nelle gambe. Anche l&#8217;uso intensivo della tastiera e del mouse può provocare i medesimi problemi.</p>
<p>Le conseguenze dei disturbi muscolo-scheletrici sono:</p>
<ul>
<li>senso di peso;</li>
<li>fastidio o dolore;</li>
<li>rigidità di collo, schiena,</li>
<li>spalle, braccia, mani;</li>
<li>degenerazione dei dischi della colonna vertebrale (nei casi estremi).</li>
</ul>
<h3>COME PREVENIRE I PROBLEMI MUSCOLARI</h3>
<p>Assumere una <strong>posizione corretta</strong> è fondamentale per permettere lo scarico del peso del corpo lungo tutta la colonna vertebrale e non solo su alcuni suoi tratti.<br />
Ecco una serie di indicazioni per assumere la giusta postura:</p>
<ol>
<li>regolare l&#8217;altezza del sedile in modo da poter stare seduti mantenendo le ginocchia ad angolo retto e i piedi appoggiati in terra;</li>
<li>lo schienale deve sostenere per intero la zona lombare e la sua inclinazione deve essere verticale (a 90°) o al massimo leggermente all&#8217;indietro;</li>
<li>durante l&#8217;uso della tastiera e del mouse, tenere gli avambracci poggiati sul piano di lavoro per permettere ai tendini della mano di scorrere più liberamente all&#8217;interno del polso;</li>
<li>posizionare lo schermo in modo che il suo spigolo superiore sia posto un po&#8217; più in basso rispetto alla linea orizzontale che passa per gli occhi, in modo tale da mantenere rilassato il rachide cervicale;</li>
<li>disporre la tastiera davanti allo schermo con il mouse e gli altri dispositivi sullo stesso piano;</li>
<li>il piano di lavoro deve avere un&#8217;altezza compresa tra i 70 e gli 80 cm, uno spazio sufficiente al posizionamento di tutte le periferiche più utilizzate e deve consentire l&#8217;inserimento del sedile.</li>
</ol>
<p>Se soffrite di disturbi muscolo-scheletrici legati al lavoro con videoterminale <strong>la <a href="https://kineform.it/fisioterapia/">fisioterapia</a> può esservi di aiuto: contattateci per una consulenza.</strong></p>
<h3>LE PAUSE SONO IMPORTANTI CONTRO I RISCHI DEL LAVORO AL VIDEOTERMINALE</h3>
<p>Secondo la legge, i lavoratori hanno diritto ad una pausa (intesa come un&#8217;interruzione dall&#8217;attività lavorativa e/o un cambiamento di attività) di 15 minuti ogni 2 ore di applicazione continuativa. Tali pause non sono né cumulabili né recuperabili.<br />
Si consiglia dunque di usufruirne in pieno, in quanto anche le pause contribuiscono al buon mantenimento della salute.</p>
<p>Tutte le buone regole che abbiamo fino a qui elencato per eliminare o limitare i rischi del lavoro al videoterminale sono applicabili tanto in ufficio quanto a casa, per chi pratica lo smart working o un lavoro da freelance.</p>
<p>(articolo tratto dal sito <a href="https://www.fisiohumana.it/" target="_blank" rel="noopener">www.fisiohumana.it</a>)</p>
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</a></p>
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		<title>Ernia iatale, come curarla con la fisioterapia</title>
		<link>https://kineform.it/ernia-iatale-fisioterapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2022 08:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[Ernia iatale]]></category>
		<category><![CDATA[fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[postura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://kineform.it/?p=684</guid>

					<description><![CDATA[L'ernia iatale è provocata dal passaggio di una porzione di stomaco nell'esofago. Scopri come può aiutarti la fisioterapia.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ernia iatale è il passaggio di una porzione dello stomaco che dall’addome risale nell’esofago attraverso lo iato esofageo. Vediamo quali sono i sintomi e cosa si può fare.</p>
<h2>Cos&#8217;è l&#8217;ernia iatale?</h2>
<p>Lo iato esofageo normalmente ha le pareti molto strette e aderenti all&#8217;esofago (serve infatti per il passaggio dell&#8217;esofago attraverso il diaframma) ma può capitare che si rilassi e si dilati, dando modo appunto ad una parte dello stomaco di risalire.</p>
<p>Questa patologia è molto diffusa, soprattutto dopo i 50 anni e diviene praticamente la norma sopra gli 80; colpisce soprattutto le donne e le persone obese.</p>
<p>Ci sono tre diversi tipi di ernia iatale:</p>
<ul>
<li><strong>da scivolamento</strong> (la più frequente), che si presenta quando la parte di stomaco che risale è quella di confine con l&#8217;esofago (la giunzione gastro-esofagea o cardias); di conseguenza non è più impedita la risalita del contenuto acido dello stomaco nell&#8217;esofago e una delle conseguenze è il fastidioso reflusso gastroesofageo;</li>
<li><strong>da rotazione:</strong> in questo caso, molto più grave, è il fondo dello stomaco che passa nel torace, con il rischio di riduzione o interruzione dell&#8217;apporto di sangue allo stomaco; se poi la porzione erniata è molto grande, si aggiunge il rischio di una compressione di cuore e polmoni;</li>
<li><strong>mista</strong>: è un tipo di ernia iatale che presenta le caratteristiche di entrambe le tipologie sopra descritte.</li>
</ul>
<h3>Sintomi</h3>
<p>La malattia può essere causa di disturbi più o meno gravi, correlati soprattutto al reflusso gastroesofageo. Tra l’esofago e lo stomaco, infatti, esiste una speciale valvola che in condizioni normali si apre e si chiude per consentire il passaggio del bolo alimentare in un’unica direzione. Il diaframma, con la sua pressione, favorisce il funzionamento di questo meccanismo.</p>
<p>Quando si sviluppa un’ernia iatale la parte di stomaco che fuoriesce spinge lo sfintere al di sopra del diaframma compromettendo il normale meccanismo di apertura e chiusura.<strong> I sintomici tipici in questo caso sono bruciore allo stomaco, rigurgito, raucedineì, nausea, senso di gonfiore.</strong></p>
<p>Alcune gravi complicanze dell’<strong>ernia iatale</strong> includono infatti l’aumentato rischio di sviluppare ulcera allo stomaco e tumore esofageo, difficoltà respiratorie, anemia.</p>
<h2>Curare l&#8217;ernia iatale</h2>
<p>Come prima cosa chi soffre di <strong>ernia iatale</strong> dovrebbe seguire una dieta in cui siano limitati gli alimenti che tendono ad aumentare l&#8217;acidità gastrica (ad esempio caffè, agrumi, cioccolato, alimenti piccanti) e mangiare il giusto, evitando pasti abbondanti che vengono smaltiti più lentamente dallo stomaco aumentando il rischio di reflusso. Inoltre bisogna bere molto perché i liquidi proteggono l&#8217;esofago dai succhi gastrici.</p>
<p>Se si è in sovrappeso è bene perdere i chili di troppo, in quanto il grasso in eccesso aumenta la pressione sullo stomaco.</p>
<p>Possono essere assunti dei farmaci antiacidi, gastroprotettori e farmaci inibitori della pompa protonica (che riducono la secrezione di acido cloridrico a livello dello stomaco).</p>
<p>In situazioni gravi è possibile ricorrere ad un intervento chirurgico mirato a riportare in sede la parte dello stomaco fuoriuscita ed evitare nuove erniazioni riducendo lo iato esofageo.</p>
<h3>La fisioterapia</h3>
<p>La <a href="https://kineform.it/fisioterapia/"><strong>fisioterapia</strong></a> per l’ernia iatale è una pratica non molto diffusa e, purtroppo, ancora poco nota. Con la <strong>fisioterapia</strong> per il reflusso gastroesofageo lo specialista e il paziente ricercano la posizione da cui trae origine la sintomatologia, facendola regredire man mano che le tensioni muscolari diminuiscono. La <a href="https://kineform.it/ginnastica-posturale/"><strong>rieducazione posturale</strong></a> individuale agisce sulle tensioni muscolari, riducendole e quindi diminuendo la sintomatologia.</p>
<p>Il trattamento si concentra sul muscolo diaframma toraco-addominale, la cui funzione è coinvolta nella respirazione, nella biomeccanica della colonna vertebrale, nelle dinamiche della circolazione sanguigna e linfatica, nella digestione. Attraverso manovre specifiche ed esercizio terapeutico, il <strong>fisioterapista</strong> agisce su questo muscolo, allentando tensioni e riportando mobilità.</p>
<p>Una delle tecniche più diffuse è il cosiddetto metodo Souchard, una tecnica propriocettiva di inibizione applicabile a diversi distretti anatomici.</p>
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</a></p>
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		<item>
		<title>3 cose che puoi fare per correre bene nonostante la scoliosi!</title>
		<link>https://kineform.it/3-cose-per-correre-bene-nonostante-la-scoliosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Mar 2022 09:25:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[corsa]]></category>
		<category><![CDATA[fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[postura]]></category>
		<category><![CDATA[Schiena]]></category>
		<category><![CDATA[Scoliosi]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[terapia manuale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://kineform.it/?p=639</guid>

					<description><![CDATA[E' possibile convivere con la scoliosi e riuscire a correre senza dolore. Scopri come grazie a: terapia, esercizi e la corretta postura.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Partendo dal presupposto che la scoliosi non guarisce possiamo fare molto per decelerarne o fermarne la progressione. Soprattutto per ridurne il dolore ed evitare problemi respiratori.</p>
<h2>3 aspetti da considerare quando si corre con la scoliosi</h2>
<p>Consigliamo di seguire i seguenti passi per convivere con la <strong>scoliosi</strong> e <strong>correre senza dolori</strong>:  fare fisioterapia; fare esercizi di allungamento e stretching; avere una postura di corsa corretta.</p>
<h3>Scoliosi: la fisioterapia</h3>
<p>Considerando le scoliosi giovanili, che dovranno essere valutate e trattate anzitutto da un Ortopedico specialista, è frequente la prescrizione di una ginnastica correttiva. Solo nei casi più gravi il medico utilizzerà corsetti e interventi di correzione dell&#8217;inclinazione. La <a href="https://kineform.it/ginnastica-posturale/" target="_blank" rel="noopener">fisioterapia</a> e l&#8217;esercizio quotidiano aiutano a ridurre il peggioramento della scoliosi e il dolore. Insegniamo esercizi che il paziente farà quotidianamente a casa. Questi mirano ad allungare le catene muscolari, comprese braccia e gambe, e dare elasticità e fluidità di movimento alle strutture. Potenziandone il controllo motorio da parte del sistema nervoso centrale. Il <a href="https://kineform.it/fisioterapia/"><strong>fisioterapista</strong></a> seguirà passo passo l&#8217;esercizio direzionando il movimento verso posizioni di correzione della scoliosi. Permettendo così un apprendimento motorio usufruibile in autonomia. Nei casi di dolore intenso si utilizza anche la<a href="https://kineform.it/terapia-manuale/"> terapia manuale</a> per normalizzare il tono muscolare.</p>
<h3>Scoliosi: i migliori esercizi</h3>
<p>Un runner con scoliosi dovrà dare priorità agli esercizi correttivi prima di correre. Inoltre un buon riscaldamento con movimenti di stretching dinamico è d&#8217;obbligo. Quindi mobilizzare il comparto tronco e braccia, che solitamente viene trascurato dai runners, sarà una priorità. Allungarsi con le braccia verso l&#8217;alto mentre si cammina. Controllare i movimenti della colonna seduti su una palla svizzera. Da supini allungare le gambe verso l&#8217;alto parallele al muro espirando profondamente. Oltremodo incentivare la rotazione e l&#8217;inclinazione laterale del tronco soprattutto dal lato più bloccato, aiuterà a stimolare maggiormente la muscolatura meno attiva.</p>
<h3>Scoliosi: la postura più adatta durante la corsa</h3>
<p>Partendo dal presupposto che NON esiste la <strong>postura</strong> di corsa ideale o corretta. Ognuno di noi si adatta al mondo esterno con una corsa personale, esclusiva e che tende all&#8217;utilizzo della muscolatura maggiormente abile ed allenata. Proprio per le caratteristiche di adattabilità il nostro corpo può cambiare atteggiamento <a href="https://kineform.it/ginnastica-posturale/" target="_blank" rel="noopener">posturale</a>. Se un atteggiamento posturale provoca dolore o lesione sarà fondamentale cercare un&#8217;alternativa. Diamo quindi di seguito dei consigli molto generali riguardo che cosa fare attenzione durante la corsa, premettendo che tutti i cambiamenti posturali implicano allenamento e gradualità.<br />
Partendo dall&#8217;alto sarà fondamentale evitare flessioni del collo in avanti e rigidità cervicali. Cercare quindi di guardare avanti di 10/20 metri e non guardarsi i piedi. Evitare di sollevare le spalle alle orecchie e tenerle in avanti. Bisogna sentire la scapola che si muove posteriormente sul torace in maniera armonica con il movimento delle braccia. Il tronco non deve ruotare eccessivamente con le braccia ma essere di pochi gradi inclinato in avanti. Come se stessimo per cadere anteriormente. Le braccia si muovono in modo da non vedere mai le mani con la coda dell&#8217;occhio (quindi non troppo avanti) e sentendo le mani passare all&#8217;altezza delle due anche. Evitare di stringere i pugni o tenere oggetti in mano mentre si corre. Per migliorare l&#8217;ammortizzazione al suolo e ridurre l&#8217;impatto dovremo evitare di rimbalzare in alto e cercare di appoggiare di mesopiede e non di tallone. Durante l&#8217;appoggio del piede a terra la verticale al ginocchio dovrebbe corrispondere alla punta del piede e non al tallone. Prediligere le cadenze elevate con passi più corti.  Maggiormente in caso di scoliosi.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gravidanza e Fisioterapia: perchè è importante?</title>
		<link>https://kineform.it/gravidanza-e-fisioterapia-perche-e-importante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[PMSAdmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Dec 2021 10:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[fisioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[gonfiore]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[postura]]></category>
		<category><![CDATA[tunnel carpale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://kineform.it/?p=589</guid>

					<description><![CDATA[Il fisioterapista ha un ruolo fondamentale durante la gravidanza per prevenire i dolori comuni pre e post parto. Scopri questi utili consigli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Fisioterapia</strong> in gravidanza ha un ruolo fondamentale nell’accompagnare la mamma durante la gestazione, cioè durante quel periodo che intercorre tra il concepimento e la nascita, prevenendo così i dolori alla colonna vertebrale e preparando il bacino al parto, in modo tale che la mamma possa godersi al meglio la “dolce attesa”.</p>
<p>Lo scopo principale di un fisioterapista specializzato è preparare la colonna vertebrale alla crescita del “pancione”, al fine di mantenere una postura corretta in gravidanza, contrastando il mal di schiena pre e post partum.</p>
<p><strong>La fisioterapia è fondamentale per combattere la patologie più comuni</strong></p>
<p>– Gonfiore agli arti inferiori: si verifica a causa della stasi linfatica dovuta alla compressione delle strutture per l’aumento continuo del peso.</p>
<p>– Lombalgia, associata o meno a sciatalgia: la colonna vertebrale viene lentamente spostata dalla crescita del bambino, adattandosi sia all’aumento delle curve fisiologiche lombo-dorso-cervicale, sia all’inevitabile aumento di peso.</p>
<p>– Pubalgia: trattasi di un’infiammazione dei muscoli della zona del pube, che provoca dolore. Il fisioterapista, attraverso varie tecniche di terapia manuale, cercherà di riequilibrare l’assetto delle ossa del bacino, mobilizzando le articolazioni con movimenti passivi e attivi, per dare maggior mobilità, allungherà la muscolatura.</p>
<p>– Sindrome del<a href="https://kineform.it/tunnel-carpale/"> tunnel carpale</a>: trattasi di una sindrome, tra le cui cause più comuni vi sono le variazioni ormonali, legate alla gravidanza e alla menopausa, che possono creare traumi o processi infiammatori al polso o ai tendini flessori delle dita.</p>
<p>– Modifica della postura: può dare origine a vari fastidi in diverse zone e cambiare l’appoggio podalico al suolo. Le cause più comuni delle modifiche posturali della donna in gravidanza sono: aumento del peso e del volume dell’utero,<br />
diminuzione della forza dei muscoli glutei e rilassamento della muscolatura addominale,<br />
sovraccarico della muscolatura della schiena e uno stile di vita più sedentario.<br />
Gli effetti delle modifiche della postura vanno dallo squilibrio di un nuovo baricentro, per le modifiche secondarie, all’aumento di peso e di volume dell’utero, fino a raggiungere un nuovo equilibrio che accentua la lordosi lombare e il conseguente sovraccarico della muscolatura lombare e può comportare contratture muscolari che si possono trasformare in dolore. Non solo la zona lombare, ma anche quella cervicale e dorsale vanno in sofferenza.</p>
<p>Quest’ultima è sollecitata dall’aumento del peso del seno e dal cambiamento posturale globale. Il tratto della colonna vertebrale cervicale e dorsale va trattato in modo specifico, anche nel periodo post partum, durante l’allattamento e l’accudimento generale, in modo da prevenire dolori e formicolii alle braccia.</p>
<p>Un altro disturbo sulla postura si ha per mancanza di forza negli addominali, nei glutei e nei quadricipiti, con riduzione della stabilizzazione dell’articolazione sacro-iliaca e della colonna vertebrale nella sua globalità: la “debolezza” addominale si accentua nel secondo trimestre, con l’aumento del volume dell’utero; inoltre, i muscoli lombari aumentano la loro contrazione per stabilizzare la colonna, aumentando così la probabilità di contratture.</p>
<p><strong>LA FISIOTERAPIA PREPARATORIA</strong> aiuta a prevenire vari problemi che si possono presentare, evitando che si trasformino in patologia. Si tratta di un insieme di tecniche e programmi specifici personalizzati che aiutano le mamme, prevenendo il mal di schiena e preparando al parto, sostenendo la colonna vertebrale alla crescita della pancia, in modo da mantenere una corretta postura durante tutta la gravidanza.</p>
<p>Risulta di enorme importanza seguire un percorso di educazione e <a href="https://kineform.it/ginnastica-posturale/">rieducazione posturale</a> globale per la prevenzione delle <a href="https://kineform.it/cervicalgia/">cervicalgie</a>, dorsalgie, lombalgie, ma anche delle varie tendinopatie o dei formicolii agli arti superiori.</p>
<p>In caso di gonfiore agli arti inferiori, il trattamento appropriato è, ad esempio, quello linfodrenante (linfodrenaggio degli arti inferiori); in caso di lombalgia, è possibile impostare sia un lavoro di mobilizzazione articolare del rachide e del bacino, sia un lavoro di massoterapia e di stretching statico e dinamico, adatto alla componente muscolare; infine, in caso di modifiche posturali, si effettuano una valutazione globale e un percorso di ginnastica posturale con gli esercizi terapeutici.</p>
<p>Infine è importante <strong>rimanere in forma e seguire alcuni semplici consigli</strong>:</p>
<ol>
<li> Non stare a lungo in piedi o seduta, per non affaticare il sistema circolatorio; alzati e cammina per qualche minuto ogni mezz’ora.</li>
<li>Evita i sollevamenti degli oggetti pesanti: per sollevare qualsiasi cosa, piega le ginocchia mantenendo la schiena dritta.</li>
<li>Alzandoti da una posizione sdraiata, evita movimenti bruschi: conviene girarsi su un fianco per poi mettere le gambe a terra.</li>
<li>Il sonno è molto importante! Utilizza un materasso comodo e adatto alle tue esigenze. Se dormi sul fianco, piega le ginocchia e metti un cuscino in mezzo alle gambe e, se necessario, mettine uno anche sotto la pancia. Invece, se dormi in posizione supina, metti un cuscino sotto le ginocchia.</li>
<li>Evita alcuni tipi di sport, ad esempio la corsa e tutti quelli che implicano i salti, perché possono aumentare la contrattilità uterina e il rischio di cadute. Proteggi sempre la tua pancia.</li>
</ol>
<p>Sei in dolce attesa? Affida la tua gravidanza a mani esperte!</p>
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